Morti di covid al Pat, i Pm: «sottovalutazioni ma non reati»

Nessun crimine a causa dell'epidemia che ha ucciso gli ospiti di Pat. " Non è stata acquisita alcuna evidenza di comportamenti negligenti o comunque irregolari - causalmente rilevanti nei decessi individuali - in relazione all'assistenza prestata. Infatti, per quanto riguarda i singoli casi, non sono state accertate evidenze di carenze specifiche, se non le criticità generali () in merito alle misure di protezione o contenimento che possono con probabilità avere inciso sul contagio dei singoli soggetti ". È quanto si legge nelle conclusioni della richiesta di archiviazione, firmata dai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, dell'inchiesta sugli ospiti morti al Pio Albergo Trivulzio durante la prima ondata della pandemia di Covid-19. " Lo standard di prova richiesto al riguardo richiederebbe la precisa dimostrazione del nesso di causalità tra il singolo evento dannoso e una specifica condotta riprovevole: che sembra certamente da escludere sulla base delle prove acquisite ", osserva il I pm, coordinati dall' ha aggiunto Tiziana Siciliano, nel provvedimento relativo all'inchiesta per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo contro l'ex amministratore delegato di Baggina Giuseppe Calicchio e la struttura stessa per la legge 231/01 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

In Pat i dirigenti sottovalutati
" Non si può ignorare che alcuni atteggiamenti iniziali dell'Amministratore Delegato di Pat e dei suoi più stretti collaboratori, come emerso dalle dichiarazioni e dalla corrispondenza acquisita, sembrano esprimere un certa sottovalutazione del rischio, in una prospettiva che sembra orientata, proprio all'inizio del contagio, a celare più che a risolvere le difficoltà ", ma non ci sono prove che tali amenti " abbiano avuto conseguenze sulla diffusione di il contagio " si legge nella richiesta di archiviazione

Denunce anche da parte del personale Pat
L'inchiesta - nata dalle denunce di parenti di persone decedute nelle Rsa e poi ampliata con le denunce del personale di Trivulzio che lamentava carenze di dispositivi di protezione individuale - ha riguardato il periodo compreso tra gennaio e aprile 2020, ovvero la prima fase della diffusione del virus in Lombardia e ha portato all'acquisizione di circa 400 cartelle cliniche dei pazienti.

Parenti delle vittime: " Non abbiamo sentito "
" In questi 18 mesi di indagini non hanno mai dato spazio ad ascoltare nessuno dei 150 firmatari della denuncia collettiva e noi hanno assistito alla diffusa rimozione della tragedia al fine di annullare il conflitto tra gli interessi dei cittadini direttamente colpiti ei diversi interessi dei soggetti economici, politici e istituzionali coinvolti a vario titolo nella catena delle responsabilità ". Lo afferma l'associazione Felicita per i diritti nelle Rsa, già Comitato Giustizia e Verità per le vittime di Trivulzio, attraverso il presidente dell'associazione Alessandro Azzoni che si dice non sorpreso dalla richiesta di archiviazione e che denuncia una narrazione < vir> finalizzato a giustificare e rendere accettabile un'immunità giudiziaria generale e a sottrarre al diritto penale il giudizio sui fatti in nome della natura straordinaria, incontrollabile e imprevedibile del fenomeno pandemico ".

Critica anche la CGIL
" Continuiamo a pensare che ci siano precise responsabilità politiche, gestionali e organizzative che speriamo emergano al più presto, perché quello che è successo non può più accadere ha detto Federica Trapletti, della segreteria di Spi Cgil Lombardia che ricorda le 27mila firme raccolte per riformare il sistema Rsa.

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